E’ uscito on line in questi giorni il numero 2 de “Conegliano Basket Magazine” il periodico che racconta del Basket di Conegliano a tuttotondo.

L’idea di intervistare Marco Moro me la porto dietro dall’ormai lontana estate scorsa, forse anche prima. Mi immaginavo di sentirmi raccontare un sacco di aneddoti, di aspettative, il tutto con la straordinaria logo… loquacità di Radio Moro. Mai avrei immaginato e voluto ritrovarmi a chiedere: “cos’hai combinato con quel ginocchio???”. Nessuna speculazione dunque sull’infortunio di qualche domenica fa, ma solo un’inguaribile tendenza a procrastinare del sottoscritto. Per chi non lo sapesse, il #7 della Vigor ha lasciato il proprio ginocchio inchiodato al parquet di via Filzi e con tutta probabilità messo già la parola “fine” sulla stagione agonistica 2021/22. Ciò nonostante, la chiacchierata con lui è stata tutt’altro che grigia. Marco è un ragazzo a colori, sempre. Anzi, da sempre. Marco è cresciuto con tutti i colori del basket. Con i suoi idoli e le sue squadre del cuore. Con le sue emozioni, belle ma anche meno belle. Ad ogni modo, sempre col suo sorriso. Così come sta affrontando ora questa spiacevole situazione.

Non voglio infierire adesso, ma com’é stato giocare di nuovo una partita di campionato?
E’ stato bellissimo, Bco(ovvero Bicio-Marco-Breda, ndr)! Ne parlavo giusto qualche giorno fa con un amico. Non tanto la partita e, buon per noi, la vittoria. Ma il clima che ruota attorno alla partita. Arrivare alle 16:45 in spogliatoio, trovare le divise piegate e sistemate sotto il proprio appendino dal Catta, cioccolatino incluso. Andare in sala video per l’ultimo briefingpre gara. Entrare in campo per il riscaldamento, con la nostra musica, anche se Fuso ha proibito la mia preferita…Country roaaad, take me hoooome, to the plaaaaace I beloooong… Fare il riconoscimento e poi rivedere la gente in tribuna, i ragazzi delle giovanili, i dirigenti. Sì, anche rivedere gli arbitri, emozionati quanto noi dopo un anno e mezzo di astinenza. L’agonismo, anche se non lo stesso, l’avevamo comunque assaggiato in amichevole quando è stato possibile. Peccato che il mio campionato sia durato tre giornate.

Vabbé, ma tornerai comunque presto in palestra a lavorare. Mettiamola così, dai il cambio a Lenti Ceo!
Eh sì! Farò io casino in palestrina con le stampelle adesso!

A proposito di tribuna, per te che sei un tifoso verace del TVB, com’é stato tornare al palazzo?
Fantastico! L’anno scorso andavo ad accogliere i ragazzi fuori dal PalaVerde, ad incitarli ma senza poi poterli veder giocare. Tornare in curva Sud, tornare in Europa, vincere il derby… anche qui, grandi emozioni!

Ce li hai proprio addosso i colori bianco e blu…
Decisamente. Alla fine sono stato in qualche modo tra i protagonisti della rinascita. Ho fatto parte, seppur nel finale di stagione, seppur fossi un under 17, di quella TVB che ha vinto il campionato di Promozione! Al Natatorio, davanti a 800 persone e i Fioi dea Sud. Poi la serie B. Mi allenavo sempre con loro e giocato qualche scampolo di partita. Mi sono allenato anche con l’A2, ma non ho avuto purtroppo la fortuna di esordire, solo riscaldamento pre partita. Però che bello giocare poi davanti a 4000 spettatori di media!

Come al PalaVigor… questo è un mio cruccio, io sogno di vedere i nostri ragazzi delle giovanili assiepati in tribuna alle partite della C Silver, un po’ come facevo io quasi 30 anni fa’. Ma anche tu mi sembra sia cresciuto con l’ambizione di poter vestire un giorno la casacca della società in cui sei cresciuto, giusto?
Bco, io ho iniziato a veder partite a sei anni, quelle di mio fratello a Silea in serie D. I miei primi idoli sono stati Pizzolato, Nigro, etc. Non i giocatori NBA, come adesso. In prima squadra a Silea non ci ho mai giocato poi, ma la storia si è ripetuta a Treviso. Anche se, nei miei doppi tesseramenti, ho trovato dei mentori come Matteo Giomo, Marco Giordano, Adriano Zanardo, Omar Visentin, gente che lavorava 8 ore e che comunque giocava al basket quello vero! E’ bello sognare e non te lo vieta nessuno, ma credo si debba crescere con obiettivi alla propria portata. Iniziare a giocare per poi smettere a 18 anni perché in NBA non ci si arriva non ha senso, il basket ha una categoria adeguata a tutti. Serve la passione, che puoi conoscere e coltivare anche nelle nostre minors!

Infatti, Marco Moro mi pare che abbia anche mollato la procura…
Sì, io gioco per divertirmi e per farlo non mi serve il procuratore.

Che però ti aveva portato a Conegliano qualche stagione fa’, ne so qualcosa… (all’epoca Bco era Direttore Sportivo della Vigor ndr) ma chi o cosa ti ha fatto tornare?
Dopo quella stagione disgraziata sono andato a Caorle, ma non ho mai smesso di sentirmi con Fuso. È stato mio allenatore anche a Treviso, lo abbiamo sempre fatto. Così, alla fine di quella stagione comunque interrotta dal Covid, si è concretizzata la possibilità di rientrare. Conoscevo già quasi tutti i miei compagni, quelli che c’erano già e quelli che sarebbero arrivati. Qui mi sono sempre trovato bene con tutti, quando mi ha chiamato il DS Sala ho detto subito sì!

Ultima domanda: ti manco?
Sì Bco, ti aspetto in tribuna per vedere una partita insieme!

Ci sarà quanto prima l’occasione. tornerà il momento anche di rivederlo in campo, il nostro MM7! Questa è la sintesi di 40 minuti effettivi di chiacchiere, per niente banali. Marco è così, un fiume in piena di entusiasmo. Estroso, da arginare a volte, ma verace. Ti aspettiamo “on air”, Radio Moro!