La Vigor, dà il benvenuto ad un nuovo allenatore; il coach in questione è: Giovanni Santin. Possiamo dire con certezza che la scelta di Paolo Boscarato non poteva che essere la più adeguata. Giovanni è il profilo giusto per forgiare i nostri giovanissimi atleti. Oltre ad avere un bagaglio di esperienze maturate nel corso degli anni, possiede una carica umana non indifferente.

Il tecnico opitergino, alla soglia dei 38 anni, può vantare una vita intera con in mano la palla a spicchi prima da giocatore (Promozione, serie D e C1) e poi da allenatore. Da giocatore purtroppo, per problemi lavorativi e anche fisici, ha dovuto smettere  abbastanza presto. La passione per questo sport però era talmente forte che inizia a seguire come allenatore/Istruttore, i vari gruppi giovanili del Basket Oderzo, società che ne ha visto i natali cestistici! Negli ultimi anni lo troviamo a Roncade, Trevignano (serie D e giovanili), Istrana, Casale sul Sile e Monastier (Promozione).

Con lui facciamo una bella chiacchierata per poter conoscerlo meglio.

Giovanni, benvenuto alla Vigor. Il nostro responsabile del settore giovanile Boscarato è da tempo che ti cercava per portarti qui da noi. Puoi dirci cosa ti ha fatto decidere finalmente ad approdare a Conegliano?

“Effettivamente era già da qualche anno che c’era la volontà di lavorare insieme, ma per diversi motivi non si era mai concretizzata. Ora, grazie appunto al signor Boscarato ed alla piacevole conoscenza con il Presidente Tintinaglia, tutto si è sviluppato abbastanza facilmente e con idee chiare. Quindi la scelta per me è stata semplice: poter lavorare per una società ed un ambiente che dall’esterno mi è sempre sembrato ideale”. 

Allenare è anche essere educatore nella pallacanestro di oggi, quali sono per te (se ci sono) le difficoltà ad “educare” un giocatore?

“Questo credo sia il punto iniziale dal quale parte tutto il percorso di un ragazzo nella pallacanestro. Ormai è da qualche anno che non seguo più la categoria pulcini e scoiattoli, ma ciclicamente la categoria aquilotti mi capita di riaverla. Se da istruttore si riesce a dare l’esempio con la disciplina, la correttezza, l’impegno e soprattutto trasmettendo passione, secondo me poi l’allenatore avrà un po’ meno difficoltà nel resto del percorso di crescita tecnica e tattica di un giocatore”. 

Come ti descrivi come coach? Quali sono i tuoi pregi e i tuoi difetti?

“Credo che darebbero una risposta migliore i ragazzi che ho avuto in 15 anni tra istruttore ed allenatore. Citandone uno per categoria, un pregio che mi è stato riferito più spesso è il trattare tutti i ragazzi alla stessa maniera, mentre un difetto è la dilungaggine che ho nello spiegare alcuni esercizi in allenamento”.

Quand’è che ti accorgi realmente di aver fatto un buon lavoro con il tuo gruppo?

“Quando vedo che l’intensità e le problematiche che nascono durante la partita non creano difficoltà ai ragazzi ma anzi riescono a trovarne la soluzione, questo perché in allenamento abbiamo ricreato lo stesso tipo di energia, ritmo ed ostacoli tecnico/tattico. Se invece il gruppo passa in mano ad un altro allenatore, quando vengono fatte poche critiche nel modo di approcciare in allenamento ed in partita ai ragazzi che avevano lavorato con me precedentemente”. 

Quanto tempo dedichi ai fondamentali individuali e quanto in quelli di squadra?

“I fondamentali individuali non hanno un periodo di inizio e uno di fine. Ogni allenamento dell’anno, da aquilotti ad under 19, è composto da tecnica, che poi sia riprodotta dai singoli o in un contesto di squadra, cambia poco. Chiaramente quando si gioca insieme, bisogna fare ancora più attenzione ai tempi di gioco, ma per il resto è tutto un unico e continuativo lavoro”. 

Tu hai allenato anche squadre senior. Quali sono le differenze che hai trovato con quelle giovanili?

“Tornando alla risposta precedente, cambia solo il tempo che si riesce a dedicare all’individualità perché dipende dalle ore che hai per allenare il gruppo. Se poi ho la fortuna di poter avere molti giovani in squadra, le differenze si limitano al numero di ripetizioni che si possono concedere”. 

Tutti hanno fonti di ispirazione e idoli che seguono: qual è oggi il tuo coach di riferimento?

“Tutto sommato ho avuto la fortuna di veder lavorare qualche ottimo allenatore, forse però non ero pronto a cogliere tutte le sfaccettature del loro lavoro. Comunque da ognuno sono riuscito a prendere qualcosa, magari anche cose da non rifare per il mio modo di vedere il gioco. Diciamo che Giovanni Teso, Andrea Padovan e Simone Lentini per citare qualcuno con cui ho lavorato, mi hanno lasciato qualcosa in più. Tra quelli famosi, mi piace come ha fatto giocare, con qualcosa di diverso e divertente, quest’anno il Fenerbahce, Kokoskov, Laso e Trinchieri. Anche se Obradovic è quello che mi fa sorridere di più. 

Obiettivi per il futuro: qual è il tuo sogno nel cassetto?

“La volontà, più che sogno, è quella di poter allenare una prima squadra con la maggioranza o totalità addirittura di ragazzi giovani (possibilmente anche qualche sedicenne o diciassettenne, ovviamente se lo merita) perché comunque le giovanili per me sono sempre la base per una buona prima squadra, alzando sempre il livello di difficoltà, ma purtroppo vedo molte società che fanno proclami del genere a cui fanno seguito pochi fatti…”

Quali sono i tuoi passatempi oltre a fare il papà a tempo pieno?

“Per quanto riguarda il papà, sto imparando di giorno in giorno le problematiche che ci presentano. Per il resto, sono abbastanza pigro, per cui la televisione resta un mio hobby se può rientrare nella categoria”. 

Quale è stata la situazione o episodio di cui hai tratto una felicità immensa?

“Da pochissimo, posso dire la nascita di mia figlia nella vita personale. Nella pallacanestro, ho molti ricordi piacevoli, ma non posso dire qualcosa in particolare che mi abbia provocato immensa felicità”.

Termina qui la nostra conversazione con Giovanni Santin. Come avete avuto modo di leggere, sembra veramente un personaggio interessante. Dalle sue parole si evince che la Vigor ha individuato una persona in sintonia totale con le proprie idee. Una buona educazione impartita ai bimbi è foriera di sicuro successo futuro per loro e per tutta la comunità.