Questo articolo che, apparentemente ha poca attinenza con le vicende sportive, ritengo possa essere di aiuto alla storia sempre più depauperata e dimenticata.

Oggi è l’anniversario del vigliacco bombardamento americano alla città di Treviso; un olocausto immane che procurò circa 1.600 morti nel solo centro storico! Una data che non può e non deve essere dimenticata soprattutto dalle giovani generazioni.

Alle 13:05 le campane della torre civica di Treviso, scandiranno lenti rintocchi in ricordo di tale evento. Ci sono migliaia di testimonianze che possono documentare quello che è successo quel venerdì Santo. Qui di seguito, potete leggere un breve racconto di Giorgio Garatti, giornalista sportivo, scrittore e poeta trevigiano:

“Il 7 aprile 1944 mi trovavo nell’abitazione delle zie paterne in Borgo Mazzini quando ululò la sirena. Feci appena in tempo a recarmi da mia madre in via Mercato Buoi (attuale via 3a Armata) nelle casette di Salce. Sotto una pioggia di schegge (siamo salvi per miracolo), attraversammo la strada e raggiungemmo il rifugio eretto a ridosso delle Mura cinquecentesche nell’area occupata, nell’immediato dopoguerra, dalla Fiera Campionaria. Mia madre teneva tra le braccia, avvolta in una coperta, mia sorella Gianna, di 7 anni, malata di broncopolmonite, e mia zia Jolanda (sorella di mia mamma) aveva in braccio mio fratello Luciano di 4 mesi (era nato il 12 dicembre) . Io avevo 11 anni compiuti.
Il rifugio si scuoteva, sobbalzava per i vuoti d’aria. La gente pregava, implorava la Madonna e il Signore. Fuori c’era il finimondo. All’assordante rombo delle bombe rispondeva singhiozzando l’antiaerea.
Cessato l’allarme, uscimmo all’aperto. Il cielo sereno era diventato nero, lingue di fuoco si alzavano dalla città. Persone disperate, ferite vagavano per le strade. Per via Sant’Agostino arrivai in piazza San Leonardo, ma qui le guardie repubblichine mi ordinarono di ritornare indietro. I fili della luce elettrica erano distesi per terra, un cumulo di macerie ostruiva la carreggiata, lasciando intravvedere la Loggia dei Cavalieri semidistrutta. Rinunciai di curiosare e ritornai sui miei passi”.

Il tempo passa inesorabile e i testimoni oculari sono sempre meno. Deve essere quindi un obbligo di tutti noi conservare nella memoria e tramandare quello che successe 77 anni fa nella nostra bella Treviso, NON si può e non dobbiamo DIMENTICARE!

Madonna Granda
Via Collalto
Stazione ferroviaria