I pilastri inossidabili della nostra pallacanestro

Dino Meneghin

Nato a Alano di Piave (BL) il 18 Gennaio 1950. Pivot 204 cm. È evidente che non sarebbe sufficiente una enciclopedia per raccontare la storia del grandissimo campione!  L’approdo alla pallacanestro professionistica arriva quando ha sedici anni. È il 1966 quando il giovane Dino viene notato e portato in prima squadra da Nico Messina, allora responsabile del settore giovanile della Ignis Varese. Il futuro coach della squadra intuisce le grandi qualità di Meneghin, il quale ben presto, con il collega Aldo Ossola, costituisce un tandem fortissimo, che riporta in alto il team di Varese. Dino milita e vince con la Pallacanestro Varese fino al 1981. Dal 1968 al 1978 vince per ben sette volte il campionato nazionale. Ma non è tutto: nelle stagioni 1970, 1972, 1973, 1975 e 1976, sempre con la maglia della Ignis, Meneghin vince la Coppa dei Campioni, affermandosi come uno dei giocatori più forti al mondo. Dopo l’esperienza con Varese trova sulla sua strada l’Olimpia Milano, la cui maglia veste nel 1981. Anche in questo caso Dino Meneghin resta fedele ai colori del team rimanendo nel capoluogo lombardo fino al 1990, quando raggiunge l’età di quarant’anni (la maglia numero 11 sarà poi ritirata). Con il team di Milano, Dino Meneghin continua a collezionare trofei. Nel 1986 e nel 1987 vince altri due scudetti. Ma non solo, anche con l’Olimpia, sia nel 1987 che l’anno dopo, vince la Coppa dei Campioni. Nel 1987, altro anno magico per lui, si aggiudica anche la Coppa Intercontinentale, per la quarta volta, dopo le altre tre vinte con Varese. Dal 1990 al 1993, superati ormai i quarant’anni, veste la casacca della Stefanel Trieste, senza peraltro ottenere nessun trofeo. Raccontiamo un simpatico episodio di cui siamo stati personalmente testimoni; in una partita concitata al palazzetto strapieno della Chiarbola, Dino commette un errore di gioco. Dal parterre una signora tutta impellicciata gli grida “Ma Dinooo, ciol sta bala! Lui, a due metri, la guarda e con fare irriverente ma strasimpatico le risponde “Signora, PADELLA E FORNELLI”! Appese le scarpette al chiodo, decide di ricoprire a fasi alterne il ruolo di dirigente. Lo fa prima per l’Olimpia e, successivamente, per la nazionale italiana. Il suo lavoro è quello di team manager. Nel quinquennio 2008/2013 ricoprirà il ruolo di Presidente della Federazione Italiana.  Ricordiamo che il 5 settembre del 2003 entra, primo italiano di sempre, nella Basketball Hall of Fame di Springfield. Dino ha fatto grandi cose anche con la Nazionale. Nel suo palmares troviamo una miriade di medaglie vinte in giro per il mondo che sarebbe troppo lungo farne menzione.

Dino Meneghin

Pierluigi Marzorati

Nato a Figino Serenza (CO) il 12 Settembre 1952. Playmaker di 187 cm. Formatosi nella squadra dell’oratorio San Michele a Cantù, Marzorati passa a 13 anni nelle giovanili biancoazzurre. È stato la bandiera storica ed icona del team di Cantù, unica società nella quale ha giocato nel corso di una carriera pluridecennale. Con la “sua” maglia numero 14 ha condotto la squadra brianzola ai vertici della pallacanestro italiana ed europea, vincendo due scudetti, due Coppe dei Campioni, 4 Coppe Korać, 2 Coppe Intercontinentali e 4 Coppe delle Coppe. La sua carriera è ricca anche di partecipazioni nelle squadre Nazionali.  Ricordiamo Nel 1969 disputa a Nocera il 1º Campionato Europeo Cadetti, torneo vinto dall’Italia, durante il quale viene eletto come miglior giocatore insieme a Perena. A 17 anni, durante il servizio militare, disputa alcune partite tra Nazionali militari. Nel 1970 è stato premiato quale migliore giocatore del Campionato europeo Under 18 disputato in Grecia e dove l’Italia conquistava la medaglia di bronzo, dietro all’Unione Sovietica e ai padroni di casa. Con la maglia della Nazionale maggiore ha totalizzato 277 presenze (tuttora record imbattuto), segnando 2.222 punti (quarto posto assoluto). Ha partecipato a quattro Olimpiadi: la prima, a vent’anni non ancora compiuti, a Monaco 1972, conclusasi con un quarto posto; quindi Montreal 1976, dove la nazionale si classificò quinta; seguì l’argento di Mosca 1980 e ancora un quinto posto a Los Angeles 1984. Fu tra i protagonisti dell’oro agli europei del 1983 in Francia. Ad aprile del 1991 annunciò il suo ritiro dai campi di gioco per intraprendere con successo la professione di ingegnere progettista di impianti civili e sportivi.

Pierluigi Marzorati

Roberto Brunamonti

Nato a Spoleto (PG) il 14 Aprile 1959. Playmaker di 191. È stato uno dei giocatori più interessanti della pallacanestro italiana. Con la Nazionale ha conquistato la medaglia d’Argento alle Olimpiadi di Mosca 1980 e vinto l’Europeo nel 1983 a Nantes. Poi anche un Argento all’Europeo di Roma 1991 e un Bronzo all’Europeo di Stoccarda 1985. Ha esordito in serie A1 con Rieti e dopo sette anni e una Coppa Korac vinta nel 1980, si è trasferito alla Virtus Bologna. Con le V nere ha vinto 4 Scudetti, 3 edizioni della Coppa Italia, una Supercoppa e una Coppa delle Coppe. Come giocatore interpretò in chiave moderna il ruolo di numero uno, o “playmaker” come si diceva in quegli anni. Brunamonti, secondo i dettami della fine anni settanta, avrebbe dovuto giocare molto più vicino a canestro, come guardia o ala piccola, vista la sua statura, notevolmente superiore alla media dei playmaker. Buon difensore, ottimo tiratore e contropiedista, si distinse per intelligenza ed intensità di gioco. Chiusa l’attività agonistica nel 1996, ha allenato la Virtus Bologna vincendo una Coppa Italia nel 1997 per poi passare ad occupare ruoli dirigenziali prima alla Virtus Bologna e poi alla Virtus Roma. Nel 2008 è tornato a Rieti come direttore tecnico della Nuova Sebastiani.

Roberto Brunamonti