Ed ecco la seconda parte del fondamentale del Tiro a cura di coach “Franz” Mattia Francescon:

“Il basket esprime il suo movimento fondamentale con il tiro, che è poi l’obiettivo implicito del gioco: che sia un tiro libero, un tiro da fuori o una conclusione al ferro, è l’azione che permette la realizzazione di un canestro. Si può pensare al tiro come la concretizzazione di un vantaggio preso individualmente o di squadra; troppo spesso non si evidenzia a sufficienza il fatto che dietro un “buon” tiro, costruito ottimamente durante una partita, ci sia dietro una squadra e altri 4 compagni, che hanno lavorato insieme per creare le migliori condizioni per permettere al giocatore che tira di effettuarlo al meglio.

E’ il fondamentale più personalizzato, in quanto i distretti muscolari (fibre, muscoli, articolazioni) sono diversi da individuo a individuo ed intervengono diversamente nella coordinazione del movimento. Diventa quindi importante che ogni giocatore trovi il proprio tiro in base alle proprie caratteristiche.

Nella prima parte abbiamo preso in considerazione il tiro da fuori, mentre oggi invece tratteremo le conclusioni in avvicinamento al canestro. La differenza sostanziale è la distanza dalla quale vengono effettuati i tiri.

Esistono una moltitudine infinita di conclusioni a canestro, ma la base di partenza sono sicuramente il terzo tempo ed il secondo tempo, per quanto riguarda i tiri fronte a canestro e il semigancio per le conclusioni spalle a canestro.

Kobe

La tecnica di tiro

  • Terzo tempo
    Il terzo tempo si esegue effettuando in corsa ed in continuità i due appoggi consentiti con la palla in mano.

    Dalla raccolta della palla si effettua il primo passo lungo con il piede omologo alla mano di tiro, che normalmente è quella esterna, il secondo passo più corto con il piede opposto, dandosi la spinta verso l’alto.

    A questo punto la palla viene portata verso il canestro, con le mani posizionate come nel tiro piazzato, ovvero a formare una “T” sul pallone, con la mano di tiro dietro alla palla e la mano guida a lato, mentre la gamba corrispondente alla mano di tiro, accompagna il movimento, piegata con il ginocchio che punta verso l’alto.

    Le braccia vengono distese e la palla viene rilasciata nel punto più in alto del salto, dove si esegue la frustata finale, come nel tiro piazzato.

    Una variante molto utilizzata è il sottomano e cioè accompagnare la palla da sotto nella parte finale del tiro oppure la schiacciata, dove si conclude “schiacciando” appunto la palla direttamente dentro il ferro con una o entrambe le mani…decisamente uno dei gesti più spettacolari da vedere in un campo da basket.

    Il terzo tempo si utilizza in presenza di spazio in avvicinamento verso il canestro e per questo si usa soprattutto nelle situazioni di contropiede.
LBJ
  • Secondo tempo
    Il secondo tempo è analogo al terzo tempo, solamente che si effettua solo uno dei due passi prima della conclusione; di norma si effettua l’appoggio con il piede esterno ed il tiro con la mano interna, proteggendo la conclusione tra tabellone e ferro.

    Anche qui si può concludere con il sottomano oppure con una schiacciata, come per il terzo tempo.

    Il secondo tempo si utilizza in presenza di tempi più ristretti rispetto al terzo tempo, dove si vuole concludere “rubando” il tempo al difensore per evitare una stoppata.
MJ
  • Semigancio
    Come detto in precedenza, il semigancio è la base di partenza per le conclusioni che vengono effettuate spalle a canestro.

    Si parte con il giocatore che dà appunto le spalle al canestro, con la palla tenuta con entrambe le mani, la base dei piedi larga quanto le spalle e le gambe piegate con il peso del corpo sugli avampiedi in situazione di equilibrio.

    Si effettua un passo verso il canestro con il piede opposto alla mano di tiro, mentre si alza la palla verso l’alto in linea con la spalla esterna, senza allontanarla troppo dal corpo. La mano di tiro si sposta sotto al pallone e la mano guida lateralmente.

    La palla viene tenuta lontano dal difensore, vicina all’orecchio esterno; la spalla opposta alla mano di tiro è perpendicolare al petto del difensore.

    A questo punto si distende il braccio e si conclude con la frustata del polso e delle dita della mano di tiro.
SHAQ

Da queste 3 conclusioni basiche, si creano un sacco di tiri, molto variabili, che andranno scelti a seconda della situazione, dello spazio a disposizione e delle proprie caratteristiche fisiche.
Diventa quindi estremamente importante, oltre a saper eseguire più tipologie di tiri possibili con la corretta tecnica, anche scegliere quando e come effettuarli”.