In questo appuntamento con i FONDAMENTALI, Mattia Francescon ci delucida sul gesto più imprescindibile della pallacanestro e cioè IL TIRO. Vista la complessità dell’argomento, abbiamo deciso di dividere in più parti per poter trattare specificamente i vari aspetti della materia.

“Il basket esprime il suo movimento fondamentale con il tiro, che è poi l’obiettivo implicito del gioco: che sia un tiro libero, un tiro da fuori o una conclusione al ferro, è l’azione che permette la realizzazione di un canestro.

Si può pensare al tiro come la concretizzazione di un vantaggio preso individualmente o di squadra; troppo spesso non si evidenzia a sufficienza il fatto che dietro un “buon” tiro, costruito ottimamente durante una partita, ci sia dietro una squadra e altri 4 compagni, che hanno lavorato insieme per creare le migliori condizioni per permettere al giocatore che tira di effettuarlo al meglio.

E’ il fondamentale più personalizzato, in quanto i distretti muscolari (fibre, muscoli, articolazioni) sono diversi da individuo a individuo ed intervengono diversamente nella coordinazione del movimento. Diventa quindi importante che ogni giocatore trovi il proprio tiro in base alle proprie caratteristiche.

L’argomento è vastissimo, quindi, oggi, ci limiteremo a trattare il tiro “da fuori” escludendo le conclusioni al ferro.

Sembra strano, ma un ottimo tiro comincia prima di avere la palla in mano: effettuare un arresto che mi permetta di essere in equilibrio, con i piedi larghi quanto le spalle e prepararsi correttamente per ricevere la palla è fondamentale per la buona riuscita della conclusione. Esula da questo il tiro preso dal palleggio, dove la palla viene raccolta direttamente dal palleggio: qui cambia la preparazione, ma non il fatto che bisogna essere in equilibrio per tirare al meglio.

Steph Curry

La tecnica di tiro

Nella presa della palla i pollici devono formare una T, dove il pollice della mano di tiro forma l’asse verticale e il pollice della mano di appoggio (mano guida) forma l’asse orizzontale.
Indice, polso, gomito, punta del piede devono essere rivolti a canestro ed allineati, con il piede corrispondente alla mano di tiro leggermente avanti al piede apposto e il gomito vicino al corpo in modo naturale.
Portando la palla alta sopra la linea degli occhi bisogna mantenere questo allineamento, con la mano guida che accompagna la palla lateralmente. A questo punto tra la posizione della mano guida e quella della mano di spinta si apre una finestra dalla quale il giocatore dovrà inquadrare il canestro, mirando con gli occhi il primo ferro.

Reggie Miller

Mentre si porta la palla sopra la testa inizia la spinta delle gambe tramite i piedi, le braccia si distendono verso l’alto e quasi alla fine dell’esecuzione la mano guida lascia la presa della palla per permettere al braccio della mano di spinta di estendersi verso l’alto. La forza impressa sul pallone dipende dal raggio del tiro: su brevi distanze la maggior parte della forza è fornita dal braccio, dal polso e dalle dita, mentre i tiri da lunga distanza richiedono di imprimere più forza dagli arti inferiori, schiena e spalle ad accompagnare l’intero movimento.

Alla fine del movimento la mano di tiro effettua la frustata, un movimento repentino verso il basso con l’indice che sarà l’ultimo dito a lasciare il pallone. In questo modo si ottiene lo spin, ovvero la rotazione della palla, che dev’essere contrario alla direzione ed è l’effetto di una corretta esecuzione, soprattutto di un corretto rilascio della palla.

Altra caratteristica importante per un buon tiro è la parabola, che dev’essere idealmente di 45°, dando modo al pallone di “vedere” il canestro dall’alto. Infine un ultimo aspetto che non va sottovalutato per la realizzazione di un tiro è l’atteggiamento mentale: oltre all’abilità come tiratori, infatti, è essenziale avere fiducia in sè stessi. È il fondamentale che più di tutti integra gli aspetti mentali, tecnici e meccanici.

Ray Allen

Queste sono solo delle linee guida per la corretta costruzione del tiro, perchè, come spiegato inizialmente, ognuno deve trovare il tiro più conforme alle proprie caratteristiche fisiche e tecniche, facendo proprio il gesto e automatizzandolo per risultare i più efficaci possibili”.

Jaycee Carroll