E’ durata solo un anno la lontananza di Marco Moro. La Vigor pone su di lui tantissime aspettative. Nonostante la sua giovane età ha maturato una esperienza tale da porlo come “punta di diamante” della squadra bianco-rossa. Anche con lui facciamo una bella chiacchierata per scoprire qualcosa in più del suo carattere.

Ciao Marco, è bello rivederti qui da noi, cosa ti ha spinto a tornare alla Vigor?

“Ciao a tutti, sono tornato qui perché parlando sia con Fuso che con la società si sta cercando di creare un percorso e un progetto davvero interessante. Poi ho un bel ricordo di tutti non solo con i compagni e con la società, ma anche dell’atmosfera che si crea sempre dentro il palazzetto la domenica, ci sono i ragazzini del minibasket che arrivano sempre una mezz’oretta prima a darti il cinque e a passarti la palla durante il riscaldamento, il pubblico sempre molto presente pronto ad incitarti senza mai dire una parola fuori posto o a commentare un errore dei giocatori o dell’allenatore, le cene dopo allenamento in palestra o il venerdì tutti assieme in piazza a fare due risate. Diciamo che sono queste le principali motivazioni che mi hanno spinto a tornare”.

Immaginiamo che tu conosca gran parte dei fioi della squadra, cosa ti aspetti da te e cosa ti aspetti da loro?

“Vorrei parlare più di me che degli altri perché non sono io che devo dire cosa fare o cosa non fare ad un mio compagno, si, posso ascoltare o dare un consiglio ad un mio compagno ma nulla di più. Invece da me mi aspetto più costanza durante l’intero arco della partita e non solo a sprazzi, vorrei fare un salto più mentale che tecnico diciamo, e vorrei continuare questo mio percorso di crescita difensiva che mi ha portato a giocare qualche minuto in più l’anno scorso”.

Nelle giovanili di Treviso giocavi assieme a Luca Lenti Ceo, ci racconti un episodio simpatico che ti è capitato?

“Ma in realtà con Lenti non ho un ricordo o un aneddoto divertente da raccontare, molti momenti belli come le giornate passate in palestra ed alcuni meno divertenti come delle sconfitte sanguinose, ma un fatto divertente no e poi c’ho che succede in spogliatoio resta in spogliatoio no”?

L’anno scorso eri in C Gold a Caorle, che differenze trovi tra le due categorie?

“La differenza maggiore tra i due campionati secondo me sono: la fisicità e l’attenzione che devi metterci in campo perché li devi sempre dare sempre il 100% dell’intensità perché se dai solo il 99% sei sempre un mezzo passo indietro del tuo avversario, poi comunque sono passati 4 anni dall’ultima volta che ho partecipato ad un campionato di C Silver e vedendo comunque le squadre che si stanno formando quest’anno il livello si è alzato parecchio quindi ci sarà da divertirsi”.

Ricordi il tuo esordio in una prima squadra, quali sono state le tue emozioni? 

“Il mio esordio in prima squadra avvenne nella stagione 2012/2013 in promozione con la TVB alle acquette contro Nervesa, il palazzetto era pieno già 40 minuti prima dell’inizio della partita ma non ho avuto nessun tipo di emozione lì per lì perché non sapevo neanche se avrei messo piede in campo. Che dire della partita, Goran Bjedov, che era l’allenatore, mi mandò nel cubo dei cambi a 3 minuti circa dalla fine del secondo quarto ma la palla non uscì per 2 minuti e 59 secondi e scesi in campo ad un solo decimo dalla sirena e dentro di me pensai “o ma che sfiga ah? Vuoi vedere che sarà stata la mia unica possibilità di scendere in campo?” e invece al rientro dagli spogliatoi a metà terzo quarto misi veramente piede in campo, e un po’ lì la famosa strizza mi è venuta però dopo pochi secondi mi dimenticai di dove fossi e rimasi concentrato nella partita e non di quello che mi stava attorno”.

Quali allenatori hanno contribuito alla tua crescita? 

“Non c’è stato un allenatore in particolare che è stato fondamentale per la mia crescita, perché comunque tutti hanno avuto un ruolo importante sia come giocatore che come persona. Io credo che nella crescita di un giocatore non sono solo i tuoi allenatori ma anche ciò che riesci a captare da i tuoi compagni di squadra più grandi con maggiore esperienza. Almeno per me è stato cosi, ho giocato con compagni che hanno militato in categorie superiori e che mi hanno insegnato molte cose anche solo osservando cosa facevano loro”.

Quale è stato l’episodio in cui sei stato più felice e quello più triste? 

“L’episodio più felice sportivamente parlando è sicuramente stata la prima convocazione al PalaVerde una domenica pomeriggio contro Matera, fino a qualche giorno prima incitavo e guardavo i più grandi dagli spalti il giorno dopo ero lì in mezzo al campo con loro quindi si diciamo che potrebbe essere l’episodio più felice che ho in questo momento. L’episodio più triste forse è stata la retrocessione della Vigor di 2 anni fa perché non ce la meritavamo dopo tutta la fatica che ci abbiamo messo durante l’anno e le innumerevoli sfortune capitate diciamo che non ce la meritavamo proprio però ahimè lo sport è cosi quindi sotto per il nuovo anno”.

Domanda da casting del Grande Fratello (come dice Lenti): qual è un tuo pregio e un tuo difetto? 

“Il mio difetto forse più grande è quello di essere emotivamente preso da ciò che succede e quindi molte volte questo può portarmi un po’ fuori strada e non a ragionare come si deve. Il mio pregio più grande è sicuramente di quello di essere disponibile per ogni cosa, che sia per una sciocchezza o che per una cosa importante chi mi conosce sa che può sempre contare sul mio punto di vista”.

Se potresti tornare indietro cambieresti qualcosa del tuo percorso da atleta?

“Non tornerei mai indietro sul mio percorso di atleta perché anche gli errori che magari ho potuto commettere mi hanno fatto maturare sia come persona che come atleta quindi sono contento di ciò che ho fatto e delle scelte che ho preso”.

Come sei riuscito a conciliare sport e studio? 

“Inizialmente molto male, perché in classe guardavo solo una cosa, l’orologio, e non vedevo l’ora che arrivassero le 13 perché voleva dire che dopo 1 ora e mezza ero già in macchina in direzione della palestra, poi maturando ho capito che lo studio è fondamentale perché non si sa mai cosa potrà accadere durante il percorso della carriera. Quindi se c’è buona volontà si riesce tranquillamente a fare sia uno che l’altro in qualsiasi categoria e in qualsiasi sport che un ragazzo può praticare, basta essere solo organizzati. Mi ricordo i pomeriggi a studiare tra un allenamento e l’altro in spogliatoio o in qualche sgabuzzino della palestra a Sant’Antonino abbastanza divertenti dai”!!!

Sarai tifoso di qualche squadra NBA, qual è il il giocatore che ammiri di più e perchè? 

“Fin da piccolo ho tifato i Los Angeles Lakers e il mio giocatore preferito è sempre stato Kobe Bryant. Adesso seguo molto Luka Doncic, ma i miei idoli fin da bambino sono giocatori europei e sono Spanoulis e Diamantidis”.

Cosa ti auguri per l’anno sportivo che verrà?

“Per prima cosa mi auguro che tutto vada per il meglio che si ricominci normalmente e che non ci si fermi a metà campionato, per rivedervi tutti al PalaVigor la domenica pomeriggio. Poi per l’annata sportiva se lavoriamo intensamente tutto l’anno e seguiamo le direttive del nostro staff tecnico potremmo toglierci più di qualche soddisfazione”.

Grazie Marco per la tua esaustiva conversazione. Adesso tutti i tuoi buoni propositi li metterai in campo e al servizio della squadra. In bocca al lupo a te!