Vigor Conegliano: Favalessa 2, Michelin 4, Zanchetta 2, Piovesana, D’Angelo 11, Casagrande 16, Marsura, Tintinaglia 13, Solfa 2, Bosco, Bortolini 15, Totaro 2. All.Fuser, Francescon, Guzzonato.

Basket Feltre: Mattiello, De Paoli, Cossalter 2, Botti 3, Novakovic 23, Zambon 4, Camazzola 18, Dalla Rosa 7, Bettin 7, Cassarà 5, Boscarin, Schenal. All. Scanu, Durighello.

Arbitri: Zanelli e Cenedese.

Note: Conegliano TL 11/12, T3pti 8 (3 Casagrande, 3 Tintinaglia, 1 Bortolini, 1 Michelin), tecnico a D’Angelo. Feltre TL 11/21, T3pti 10 (4 Camazzola, 2 Novakovic, 2 Dalla Rosa, 1 Bettin, 1 Cassarà), tecnico a Novakovic.

Quando alle 19:51 di domenica la quinta sirena sanciva la fine del match, perso in modo piuttosto autolesionistico dai nostri ragazzi, pensavo non potesse esserci nulla di peggio, in quel momento, nella pallacanestro. Una partita ancora una volta giocata a giri troppo bassi per i nostri valori. Una partita da vincere, senza se e senza ma. Una partita da ammazzare quanto prima, correndo e saltando in testa a qualsiasi Novakovic della situazione. E invece…

E invece è successo che proprio lui, Saša Novakovic, classe ‘82, che ho potuto sfidare anch’io circa 18 anni fa, che come allora ha la personalità ed il talento per vincere le partite seppur con minore atletismo, ha vinto la partita.

E poi niente. E poi ancora non ci credo. E poi ci ha lasciati Kobe... E allora ho iniziato a pensare, ad intrecciare i pensieri, a disperarmi, a ragionare sul valore delle parole e dei fatti. Perché sì, le parole hanno valore quando poi corrispondono dei fatti.

Allora ho pensato a Saša, “leone” della vecchia scuola ex jugoslava. Ho pensato che Saša, poco più che ventenne, in una terra non sua, ma con un carattere da guerriero, diciott’anni fà era già un trascinatore del Basket Feltre.

Ho pensato a Kobe, leader e giocatore eccezionale, dotato di una fame di vittoria, di un’ambizione e di una voglia di migliorare se stesso e chiunque gli girasse intorno fuori, decisamente fuori dal normale. E dove aveva appreso buona parte della sua maniacale cultura del lavoro? In Italia, dove ha imparato i “fondamentali”. Ecco, questo è quello che avrei voluto vedere anche tra le canotte biancorosse, domenica ma anche in qualche altra situazione.

Sono così ripiombato nella realtà: che il primo ci aveva sconfitti, che il secondo ci aveva lasciati. Purtroppo, a quest’ultima triste dipartita non si può rimediare. Di certo, si può invece pensare di porre rimedio alle sconfitte. O meglio, a pensare di poterle vincere prima che sia troppo tardi. E per troppo tardi non alludo alla classifica, alludo alla capacità di saper chiudere una partita prima di trovarci invischiati in situazioni che, ahi noi, non sappiamo gestire.

Quante delle partite giocate punto a punto nel finale siamo riusciti a portare a casa? Una. Perse almeno cinque. Perchè? Perché a noi manca la mentalità, prima di tutto. E sa la Mamba Mentality non è per tutti, quella di Saša Novakovic, credetemi, è molto più vicina di quanto possiate pensare.

In realtà qualcuno che ci sta provando c’è. Ma come esempio voglio citare Marchetto Casagrande. Partito un po’ in sordina, ha senz’altro sofferto la mancanza di minutaggio, ma ha capito che per implementarlo doveva lavorare ancora più sodo e meritarselo.

Messa da parte qualche nuvola, domenica non è stato solo il miglior marcatore. Ha dato ritmo alla squadra, lavorato in difesa e smazzato pure qualche assist su pick & roll. Ma il cambiamento è in atto già da qualche partita. Bene così, Chetto!

E bene anche capitan Marsura, che pur litigando col ferro ha ancora una volta dato tutto, sia in termini fisici che di neuroni. E gli altri? Ondivaghi. Trascinati dalla corrente, in attesa che qualcuno estragga il coniglio dal cilindro e salvi lo spettacolo.

Si attende che Bortolini si inventi un canestro in post basso o da tre come domenica. Si attende che Tintinaglia infili uno step back dall’arco o trovi la retina tirando fuori equilibrio. Si attende che D’Angelo e Totaro chiudano pick & roll o pick & pop. Il problema è che ci si aspetta sempre qualcosa da qualcun altro, meno che da sè stessi.

“Tutto ciò che è negativo (pressione, sfide, etc.), è un’opportunità per crescere.” È arrivata l’ora, ragazzi, di evitare parole e nervosismi inutili e di ricominciare a costruire qualcosa di buono!

“Una volta che sai come si sente il fallimento, la determinazione insegue il successo.”
E allora su, inseguiamolo! Nel ricordo di Kobe, che lo ha raggiunto ma che ci ha lasciato troppo presto.

Forza fioi!

Forza Vigor!

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