Basket Salzano vs Vigor Basket Conegliano 66-56 (16-15; 27-22; 39-39)
Basket Salzano: Breda D. 15, Pavan, Bonivento 6, Cavana, Rudatis 6, Guevarra 11, Bergo 1, De Lazzari 4, Bovo 18, Bonivento E. 5, Zorzi. All. Rubini/Bonivento.
Vigor Basket Conegliano: Ndiaye 6, Cazzolato 6, Favalessa 2, Zamattio 7, Cavinato 5, Bonesso 5, Bandiera 11, Negro, Daouda 4, Perencin, Bortolini 10. All. Fuser/Sanson/Benincà.
Note: Salzano TL 11/19, T3pti 8 (3 Breda, 2 Bovo, 1 Bonivento M., 1 Bonivento E., 1 Guevarra). Uscito per falli Bonivento M. Conegliano TL 18/25, T3pti 4 (2 Cazzolato, 1 Cavinato, 1 Bonesso).
Arbitri: Baccin e Xausa.
Un capolavoro sfiorato.
Un’impresa mancata di poco, con ben poco da rimproverarci. Perché l’onore al merito va riconosciuto ad una Salzano che ha saputo innanzitutto far valere il vantaggio guadagnato nel corso della stagione, ovvero quello del campo. Che poi ha dimostrato, specialmente in gara-3, perché ai playoff ci è arrivata coi favori del pronostico per il salto di categoria.
Talento, cinismo, preparazione, condizione, mentalità ed anche un po’ di fortuna. Hanno tutto. E se siamo riusciti a portarli alla “bella”, giocando praticamente alla pari per tre partite, possiamo guardare tutti negli occhi con la consapevolezza d’aver fatto tutto quel che era nelle nostre corde. Se poi pensiamo che, nel totale, li abbiamo sconfitti tre volte su cinque possiamo essere anche orgogliosi. Senza “se avessimo” e senza “ma allora potevamo”, perché i playoff sono un’altra cosa. Ovvio, resta l’amarezza dopo nove mesi di intenso e continuo lavoro, che tra alti e bassi ci ha visti comunque crescere. Perché ogni vittoria ci ha galvanizzati ed ogni sconfitta ci ha comunque rinforzati, consapevoli che il percorso era quello giusto, condiviso da tutti. Percorso che, partito da via Filzi, passando per Houston, si è interrotto lì dove il campo ha deciso che fosse il momento.
Gara-3 è stata uno spettacolo, dentro e fuori dal parquet.
La tensione ha sì imbrigliato un po’ le mani degli atleti, ma ha anche generato un’intensità comunque spettacolare. Anche negli spalti, con una numerosa e calorosa presenza di sostenitori coneglianesi, è venuta a crearsi un’atmosfera stimolante e più che degna di una semifinale così accesa e combattuta. E in mezzo a tutta questa elettricità ne è uscita una partita estremamente equilibrata, vinta dalla squadra che ha saputo resistere agli attacchi avversari e tirato la volata migliore.
Quella di Rubini.
Perché dopo il pari sulla sirena del terzo quarto siglato da un caparbissimo Daouda, con Cazzolato e Cavinato abbiamo trovato i traccianti dai seiesettantacinque per mettere due volte la testa avanti, ma la risposta in entrambi i casi è stata pronta ed equivalente. Con Guevarra, ma soprattutto con Breda che oltre a impattare si è preso poi la briga di metterne un altro paio creando di fatto l’allungo decisivo. Quello che, un po’, ci ha tagliato le gambe. Quello che, nonostante un timeout per cercare di ritrovare il giusto mindset, ci ha compromesso la lucidità. Bandiera, Bonesso, Zamattio e Ndiaye, trascinatori di un’intera stagione, ci hanno provato fino in fondo ma Bovo ha aperto l’ombrello e riparato i suoi trovando i canestri della sicurezza.
Non sta di certo a me ora tirare le somme di questa stagione, sotto nessun punto di vista. Ci sarà ora il tempo, per tutti, per allineare pensieri e parole sulla base di fatti e sfumature che solo il PalaVigor e lo spogliatoio 1 possono conoscere. Posso solo dire ed auspicare, per esperienza personale, che da questa semifinale la creatura Vigor possa continuare a crescere e rinforzarsi. Qualche ramo, fisiologicamente, cadrà ma ci dovrà essere qualche altro ramo fresco a portare nuova linfa. E non parlo solo dei risultati, parlo di un movimento, di una piazza, di un seguito, di una struttura che ha il potenziale per ambire. Che ha radici culturali profonde nella pallacanestro, sia in senso sociale che sportivo. E che anche grazie a questo gruppo si sono rinforzate.
Grazie fioi!
Forza Vigor, sempre!
