Cestistica Verona: Bovo 9, Pacione 9, Croce 9, Fabbian 5, Zenegaglia 1, Boscagin 23, Ruffo, Bolcato 12, Damiani 10, Crestani, Filippozzi. All. Bianchi, Piotto.

AMB Vigor Conegliano: Vendramelli 10, Michelin 9, Moro 14, D’Arsiè, De Lucchi 2, Alberti 21, Marsura 2, Tintinaglia 10, Modolo, Alpago 2, Bosco, Camisotti. All. Fuser, Francescon, Boscarato.

Arbitri: Fior e Cavedon.

Note: Verona TL 23/28, T2pti 14/33, T3pti 9/24 (3 Bolcato, 2 Bovo, 2 Boscagin, 1 Croce, 1 Fabbian), uscito per falli Croce, antisportivo a Croce. Conegliano TL 15/23, T2pti 20/33, T3pti 5/23 (2 Vendramelli, 2 Tintinaglia, 1 Michelin), uscito per falli Moro, antisportivo a Moro, tecnico a Michelin e alla panchina.

Giulietta ha stavolta clamorosamente rimbalzato il Romeo coneglianese liquidandolo con un inatteso “due di picche”. Due ore e tre quarti di viaggio, un’ora e un quarto di preparativi, sei minuti per vedersi sbattere il portone in faccia.

A nulla sono poi serviti i tentativi di riconquistare un’amante indisposta a cedere. Che ha vacillato per un attimo, ma alla fine senza concedersi. Ovviamente, il portone non era quello di via Cappello 23 ma quello di via San Marco 121.

La versione cestistica della celebre opera shakespeariana non ha previsto lunghe trecce - se non quelle fatte durante il riscaldamento a metà campo - né idilli d’amore, o per meglio dire di vittoria. Romeo, di seguito chiamato Vigor, è tornato all’ermo colle lasciando due punti pesanti sulla riva dell’Adige.

Ma cosa gli è successo?

Cosa gli è passato per la mente in quei primi dannati sei minuti per vederlo soccombere in quel modo? 24 punti subiti e soli 4 realizzati. Ucciso nell’orgoglio dall’esperienza e dalla classe di Boscagin. Ok, ma le indicazioni date da coach Fuser? La concentrazione per metterle in pratica e la fame di vittoria e di salvezza?

Sono arrivate, sì, ma sei minuti in ritardo.

Perché, come troppo spesso è accaduto in questa stagione, per 34 minuti si è poi vista una squadra in grado di mettere in difficoltà l’avversario, a tratti letteralmente alle corde. Ma perché iniziare a mordere la partita solo una volta finiti sotto di 20? Eppure il mantra non è complicato. Difendere alla morte e correre più dell’avversario. Evidentemente ci sono altri pensieri o fattori che lo disturbano.

Un giusto spirito di squadra così ondivago fa sì che anche le certezze vengano meno: ad esempio, gli errori ai liberi di Alberti. Piuttosto che la presenza atletica balistica di De Lucchi ed Alpago. O gli appoggi da sotto di Camisotti. E che poi si cada anche in preda al nervosismo nei momenti importanti.

Così, vengono vanificate anche le note positive del comunque sempre solido Alberti, di un Moro concreto, di un Tintinaglia sfacciato come nei giorni migliori. Eppure, sapevamo quel che dovevamo fare.

Eppure, sappiamo quel che dobbiamo fare. Sappiamo che dalla prossima partita dobbiamo ritrovarci uniti alla ricerca di un solo obiettivo: la salvezza. Questo obiettivo passa per le nostre teste e per le nostre mani. Ed è alla portata eh! Quindi smettiamola di alimentare la frustrazione. Concentriamoci sul nostro romanzo, con un finale ancora tutto da scrivere!

Forza fioi!

Forza Vigor!

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